Cambiano i ruoli del docente e dello studente in questo inaspettato contesto. Vediamo come interpretarlo per gestirlo al meglio.

Vi sono costruzioni che diventano entità, a volte di immediata comprensione altre volte meno, come la scuola. Luogo psicologico e fisico, interpretato come terreno di amicizie, crescita, passioni, sofferenze, apparentemente chiaro, cela aspetti fenomenologici più complessi da decifrare.
In una situazione inaspettata, come quella attuale, questa istituzione che prima era forte, immensa, obbligata all’improvviso si ferma per poi svuotarsi e diventare quasi evanescente, un ricordo simbolico di se stessa.

Ai protagonisti del mondo della scuola si aggiunge con prepotenza internet che diventa ciò che prima erano state le strade, mentre le aule assumono nomi come meet, zoom e teams: uguali eppure diversi. Ed è in questo contesto che la scuola si evolve, supera ogni barriera e pur restando immobile, in poche ore dapprima si astrae poi si concretizza diventando un non luogo digitale.

Spaesato, lo studente assiste a questa mutazione, lo spazio, quindi l’aula si fonde con la camera e il tempo percepito cambia ritmo. Il tutto diventa reale e virtuale creando una nuova dimensione.

Come ci si debba comportare in questa nuova dimensione e come si debba interagire nessuno lo sa. Nulla è certo e si è costretti a lavorare per ipotesi. Come fare però ad elaborare una ipotesi quando mancano le fondamenta ed i riferimenti? Si studia, si sperimenta, si costruisce, quindi, nella nuova dimensione, sia lo studente che il docente si trovano a dover interpretare un ruolo differente.
Il docente deve diventare studente, rendendosi parte attiva di questa evoluzione sia dal punto di vista tecnico che emozionale.

Questo spostamento di asse coinvolge anche lo studente, che si trova a dover interpretare nuove emozioni: percepisce la mancanza di un riferimento, pur senza comprendere quale.
Lo studente si trova da una parte ad avere nuove responsabilità, tra cui il dover contribuire alla costruzione della lezione: il computer non si accende da solo! Di conseguenza, sviluppa nuove competenze come il problem solving: se non si risolve il problema dell’account, non si possono consegnare i lavori.

Il ragazzo trova quindi la chiave di lettura che gli permette di interpretare la sensazione sconosciuta provata inizialmente: scopre, con odio e amore, che la scuola è un riferimento, anche se mutato in tutti i suoi aspetti.
L’istituzione diventa una luce nella notte, un faro che si proietta nell’oscurità, trasmettendo un monito severo: io sono un riferimento, ma devi essere tu ad accettarmi!
Lo studente ha bisogno di sentirsi vivo, collegato realmente ad un insieme di cui è parte attiva, non un semplice account. Scopre di voler esistere e sentirsi considerato! Come superare il monitor, che allo stesso tempo unisce ma divide? Come collegare i diversi piani di realtà?

A questo punto il formatore, nonostante le difficoltà oggettive, si trova a dover ristabilire il rapporto empatico con gli studenti, riconoscendo questa come base per una didattica efficace 
Accendere la telecamera, considerare il singolo ragazzo, guardarsi negli occhi vuol dire comprendere la necessità del quotidiano. Tutto ciò ci permette di continuare ad essere un riferimento in questo momento di incertezza.

In questo mare tempestoso, docenti e studenti si trovano ad essere parte dello stesso equipaggio. L’obiettivo non è arrivare il prima possibile in porto, ma affrontare insieme ogni singola onda.

Ringraziamenti

Dedico questa analisi a tutti quei docenti e studenti che in questo periodo ce la stanno mettendo tutta e a SO il mio sistema operativo.

Conclusioni

Se hai letto questo articolo per intero e lo hai apprezzato ti chiedo la cortesia di esprimere un parere nei commenti in basso. Ho impiegato molto tempo a scrivere queste parole e il mio obiettivo non è dettare dogmi ma avviare discussioni propositve.

Ti invito anche a leggere il post su come sopravvivere alle lezioni online.

Un sincero grazie

Giacomo Cusano