COME L’HO SUPERATO GRAZIE A LEOPARDI

TI è mai capitato di non voler utilizzare un oggetto per paura di rovinarlo? Se la risposta è sì allora questo post è dedicato a te. A volte infatti di perfezionismo è un’ancora che può rallentarti inutilmente.

Innanzitutto fammi dire che non sono un esperto di motivazione o guru di qualsiasi tipo, questo post nasce semplicemente da una mia esperienza personale e da uno scambio di pareri sulla mia pagina Facebook.

Io ho da sempre una passione per la scrittura e di solito scelgo se scrivere su computer o sui miei fedeli taccuini in base al tipo di contenuto che devo produrre.

Per i taccuini e gli oggetti di cartoleria ho poi una passione quasi feticista, che però in alcuni casi mi ha procurato qualche problema.

Nulla di grave, ma sai, mi sono trovato più di una volta a non usare alcuni oggetti solo per il non volerli consumare o per la paura di rovinarli. Questo è un caso di eccesso di perfezionismo bello e buono.

Bene se anche tu sei in questa situazione allora continua a leggere altrimenti ti suggerisco di passare il tempo in altro modo.

Ok vedo che hai deciso di continuare. Bene, ecco allora la mia esperienza su come l’infinito perfezionismo di Giacomo Leopardi mi ha aiutato a:

  • Superare il perfezionismo nella scrittura a mano
  • Vivere meglio il rapporto con gli oggetti
  • Capire il valore dell’errore

Anni fa decisi di riprendere a scrivere a mano libera. Non tutto ovviamente, ma alcuni concetti principali decisi di iniziarli a scriverli su carta. Questa azione diede molto e scoprii un valore aggiunto notevole, se vuoi approfondire leggi: Quale taccuino scegliere? La qualità influenza il contenuto?

Ai tempi ii era stato regalato un bellissimo taccuino di cui non dirò la marca ma era della Moleskine 😉 (ps nulla è sponsorizzato in questo post).

Ero molto felice di iniziarlo ma passò qualche settimana prima di farlo perché avevo paura di iniziarlo, in pratica la paura consisteva nel fatto che era così perfetto che se avessi commessi errori scrivendo lo avrei rovinato.

Poi iniziai a usarlo ovviamente ma ero troppo teso (sì lo so sono un fissato) e mi resi conto che stava diventando più importante la precisione che non ciò che scrivevo. Inoltre vivevo il tutto con una tensione che non mi stava piacendo.

Il tutto cambiò dopo una visita al museo di Giacomo Leopardi a Recanati.

i taccuini e l'eccesso di perfezionismo

Rimasi molto colpito dai suoi manoscritti, sono bellissimi, eleganti ed estremamente precisi. Ma, ad un certo punto… ecco un errore a rompere l’armonia di tutta questa precisione.

D’istinto pensai: chissà se avrà dato fastidio anche al Leo! E feci una considerazione d’istinto sul fatto che anche lui forse vedeva gli errori come li vedevo io (ma con tutto ciò che ha scritto evidentemente no!).

Quell’errore mi rimase in mente e pian piano mi accorsi delle seguenti cose:

  1. Gli errori sono variazioni di pensiero, un cambio di idea, una distrazione improvvisa.. In pratica gli errori sono momenti di vita vissuta.
  2. Gli errori poi sono stati corretti quindi gli hanno comunque portato ad un risultato migliore.
  3. Gli errori sono indicazioni di artigianalità e unicità altrimenti tutto sarebbe solo una fotocopia.
  4. Gli errori sono anche dimostrazione di una accettazione del rischio. Come dice il famoso detto: non sbaglia solo chi non fa nulla (e anche in quel caso si sbaglia)

Quando poi sono tornato a scrivere sui miei taccuini l’ho fatto in modo molto più libero e tranquillo. Se mi capita di commettere qualche errore alcune volte non lo correggo neanche, altre volte invece lo correggo ma sempre lasciandolo visibile.

In conclusione

Tornando ai taccuini e all’eccesso di perfezionismo

Ecco quindi le conclusioni che mi hanno portato a scrivere meglio e più liberamente:

Se un taccuino non viene usato continua ad avere lo stesso valore di tutti gli altri. Usato diventa un oggetto unico, dove gli errori sono simbolo di vita vissuta.

La parte che lo rende veramente prezioso è quindi la componente umana che lo completa.

L’utilizzo di un oggetto lo nobilita e lo rende vivo, pensiamo sempre a cosa succederà ad un oggetto quando saremo vecchi. Nel caso di un taccuino probabilmente non servirà a nulla e non avrà quasi valore.

Ma la stessa cosa vale per tutti gli altri oggetti. Qual’è la parte più bella di un oggetto? La vita di chi lo ha vissuto. Quello è l’unico vero valore aggiunto.

Qual’è la parte più bella di un oggetto? La vita di chi lo ha vissuto. Questo è il vero valore aggiunto.

Se ti è piaciuto questo post, se vuoi aggiungere una tua considerazione, scrivi nei commenti, faremo in modo che anche queste parole diventino “vive” stimolando idee.

Grazie

Giacomo

Retroscena

Ok ora che nessuno legge più posso scrivere la verità sugli errori che, come dice mio figlio, danno FASTIDISSIMO, oppure, tradotto in adultese vuol dire: fanno inc….re a morte,

in questo periodo sto usando un bel quaderno Midori, ad un certo punto, dopo averlo usato per qualche decine di pagine, mi è venuta la brillante idea di numerarle, fantastico! Solo che per farlo ho usato una penna a gel, con la quale, devo dire mi trovo molto bene.

La uso da molto tempo e non avevo mai avuto problemi di asciugatura. Ora invece numerando le pagine velocemente l’inchiostro era ancora umido ed ecco il dramma:

taccuini ed eccesso di perfezionismo

Ora lascatemi soffrire in silenzio 🙁

😀

Img di copertina: https://unsplash.com/@kellysikkema