La lezione frontale è uno dei modi più usati in assoluto da maestri e professori per insegnare. Ebbene la lezione frontale è solo uno dei metodi didattici possibili, ve ne sono altri come il Project Based Learning che, in particolari situazioni, funzionano decisamente meglio. Quanto segue è il racconto della sfida che hanno affrontato gli studenti dell’Istituto Krisalide.

9 gennaio 2020 ore 8:00

Milano, piazza Diocleziano, spazio antistante la Centrale dell’Acqua. I ragazzi cominciano ad arrivare, i primi saluti, le prime battute. Sorridono certo ma è evidente che non sono tranquilli, poi cominciano raggrupparsi e parlare tra di loro. 

I colleghi fanno l’appello e gli studenti di seconda e di terza dell’Istituto Krisalide ci sono quasi tutti, quasi perché qualcuno evidentemente non è stato bene, oppure semplicemente non ha retto alla tensione.
Siamo tutti lì per il contest proposto dalla Centrale dell’Acqua. Un hackathon dove 8 gruppi di studenti proporranno altrettanti progetti digitali a favore della ecosostenibilità, un modo interessante per coinvolgerli nel tema della ecosostenibilità.

Sono pronto, faccio un check: tutto bene. O almeno credo, un ragazzo si avvicina e mi confessa che per qualche motivo non riesce più ad accedere al progetto che aveva preparato…

Panico!

Ma facciamo un passo indietro. Perché una scuola avrebbe dovuto portare i suoi studenti ad affrontare una situazione così stressante?

Non sarebbe stato meglio rimanersene a scuola con la solita routine? Sarebbe stato tutto molto bello.
Sarebbe stato tutto molto bello se non avessimo creduto nelle capacità dei ragazzi e sopratutto se non avessimo voluto spronarli a crescere.

“Beh ma anche le altre scuole portano i ragazzi a crescere”
Certo! Ma ci sono modi e modi. Alcuni funzionano bene, altri decisamente meno.

La Centrale dell’Acqua

Tutto è incominciato quando la Centrale dell’Acqua di Milano ci ha voluto coinvolgere in un progetto molto interessante: proporre ai nostri studenti un hackathon sui temi della ecologia e dell’impatto ambientale. Un hackathon è una challenge in cui un gruppo di ragazzi, dato un tema, propone un suo progetto . Ho scritto “challenge” al posto di “gara” o “sfida” perché, nella sua connotazione originale, vuol dire sì gara, ma sopratutto è una gara in cui il partecipante guadagna comunque in esperienza personale. Una challenge è quindi, prima di tutto, una sfida con se stessi. Una sfida dove non si perde mai veramente.

Il compito non era semplice, ogni gruppo avrebbe scelto un tema tra quelli indicati come Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dalle Nazioni Unite e proporre un progetto digitale, che avrebbe potuto essere di aiuto alla tematica scelta. Ed è stato a questo punto che noi dell’Istituto Krisalide abbiamo deciso di procedere con un metodo didattico veramente molto interessante: il Project Based Learning.

Infatti quando una scuola accetta di realizzare progetti proposti da committenti esterni il rischio è sempre quello di diventare una scuola progettificio. Nella scuola progettificio si punta tutto sul progetto finale e meno sulla componente didattica.
Mi spiego meglio, se un docente pensa di correre il rischio che lui o la sua scuola facciano brutta figura, molto probabilmente prenderà in mano la situazione a tal punto da guidare troppo i ragazzi togliendo loro la soddisfazione del raggiungimento degli obiettivi e, di conseguenza, la possibilità di guadagnare autostima.
Quando accade questo si arrivano a creare progetti privi del lato veramente interessante della scuola: la spontaneità!

É qui che il Project Based Learning entra in gioco!

Cos’è il Project Based Learning

Il Project Based Learning è un metodo di insegnamento mette al centro la risoluzione di un problema complesso. IN pratica si propone un progetto da sviluppare e i ragazzi apprendono in corso d’opera in base alle necessità che riscontrano. Nel nostro caso ogni gruppo avrebbe proposto il progetto, la tecnologia da utilizzare (ad esempio WordPress, Appinventor o Stencyl) e avrebbero imparato i singoli programmi quasi completamente in autoapprendimento e avendo il docente solo come riferimento per superare le difficoltà più grandi.

In una situazione scolastica classica, scelto il tipo di tecnologia, il docente avrebbe prima passato alcuni mesi a spiegare per filo il programma da utilizzare, poi i ragazzi, già formati, avrebbero mosso i primi passi.

Analizzando il risultato avremmo ottenuto:

Didattica tradizionale:

  • Livello di stress: quasi nullo
  • Risultati: accettabili, tutti o quasi, perché costantemente verificati e pilotati dal docente
  • Livello di sfida: molto basso
  • Capacità di problem solving: quasi nulla poiché il docente diviene il risolutore
  • Soddisfazione: media

Sarebbe stato più comodo anche per noi, ma quanto sarebbe rimasto ai ragazzi? Cosa avrebbero portato a casa da tutto ciò?

Invece con il Project Based Learning la situazione è stata quasi invertita:

  • Livello di stress: elevato
  • Risultati: reali in base a ciò che i ragazzi hanno realizzato
  • Livello di sfida: elevato
  • Capacità di problem solving: molto elevata
  • Soddisfazione: molto elevata

Come è andata in sintesi

Gli 8 gruppi delle due classi hanno scelto il tema, hanno proposto le soluzioni al problema, hanno definito la tecnologia da utilizzare: WordPress, AppInventor o Stencyl. E, dopo il progetto hanno incominciato a studiare i programmi da utilizzare e a sviluppare il prodotto.

Di fronte a questo approccio i ragazzi si sono trovati ovviamente spaesati e la curva di apprendimento è stata esponenziale… ma le soddisfazioni tante! Inoltre le cose che hanno imparato le hanno molto bene impresse perchè le hanno conquistate loro, se le sono guadagnate, e le hanno apprese tramite una ricerca sul campo.

Problem solving

E poi c’è il problem solving, con il Project Based Learning gli studenti hanno affrontato problemi reali. Ad esempio, dover dire al docente che si è ad un punto morto, che non si riesce ad andare avanti sono state conseguenze di situazioni che gli studenti hanno dovuto imparare ad affrontare. Ovviamente se un ragazzo di 16 anni ha problemi a dire al professore che non riesce ad andare avanti, la colpa non è sua ma quella di un sistema scolastico imbalsamato su una sterile formazione frontale.

Ma torniamo al problem solving. La capacità di affrontare un problema. Dovrebbe essere insegnata in tutti i gradi scolastici. Perchè come ricorda un detto:

L’unica vera libertà che abbiamo è quella di scegliere come affrontare i problemi.

E i nostri ragazzi affrontando difficoltà apparentemente insormontabili, hanno imparato che affrontare i problemi e cercare di risolverli è una attività di grandi soddisfazioni.

Conclusioni

In conclusione: dopo un primo periodo di sconcerto iniziale, i ragazzi si sono avviati, la presentazione è iniziata e quindi tutto è andato per il meglio.

Questa grande esperienza è stata formativa tanto per i ragazzi quanto per i docenti dell’Istituto Krisalide. Anche noi siamo tornati più pronti e con le idee più chiare rispetto a prima.

Ringraziamenti

Ringrazio innanzitutto i ragazzi che hanno partecipato, tutti i docenti a supporto di questa bellissima iniziativa e sopratutto la Centrale dell’Acqua, Metropolitane Milanesi e AIDA – Associazione Italiana Di Agroecologia: vedere aziende che investono nella cultura mettendo al centro i giovani è sempre molto bello: grazie!