Ovvero come imparare a guardare oltre le cose per migliorare nella vita e nel lavoro.

(Ps il post è lungo se non hai tempo puoi passare direttamente alla fine dove riassumo le 6 lezioni apprese da una mostra)

È stata una lezione particolare quella de1 giugno 2021. Con i miei studenti del corso di Media Design di IED Milano abbiamo visitato la bellissima mostra “Robot the Human Project” presso il Mudec di Milano in via Tortona.

Lo scopo era duplice, da un punto era importante che i ragazzi provassero una esperienza extra -scolastica, nella quale rivivere le emozioni di una uscita di gruppo. Dall’altro è fondamentale che chi lavori in campo creativo si crei una cultura esperienziale che esca dalle mura dell’ambiante lavorativo o scolastico per entrare nei circuiti culturali che la città offre, proprio per mettere il turbo alla creatività ed essere quindi un passo avanti rispetto agli altri.

Per cui sono stato fiero di questa iniziativa. Infatti non tutti gli studenti hanno l’occasione di vivere certe esperienze se non è la scuola a proporle, quindi… perchè non farlo? È un obbligo morale!

Per cui ci siamo trovati davanti al Mudec. Il tema dei robot proposto nella mostra è sicuramente importante per chi si prepara a lavorare nel campo multimediale: programmazione, interfacce e tecnonlogia avanzata sono infatti il pane quotidiano per gli studenti del corso. Ma in realtà c’è un altro motivo per cui ho deciso di portare gli studenti in visita:

Il meta apprendimento

Finita la visita alla mostra ci siamo ritagliati un momento di riflessione e di analisi su ciò che abbiamo visto ma soprattutto ho esortato i ragazzi a ragionare su quanto realmente avessero potuto portare a casa da questa esperienza.

Dalla analisi sono emerse le seguenti considerazioni:

Definizione di successo

Credo sia spesso una fase sottovalutata sia per lo studente che affronta una scuola che per chi si appresta a creare un prodotto. Lascerò perdere la parte “prodotto” e mi concentrò invece sugli studenti. Se chiedessimo cosa vuol dire veramente avere successo in un corso universitario la maggior parte degli studenti risponderebbe: prendere un bel voto. Ma siamo veramente sicuri?Non la penso così. Ipotizziamo che tu prenda un bel voto, per poi scoprire che tutta la classe ha preso un voto alto come il tuo, lo definiresti successo? No vero? Potrei dilungarmi molto sulla inutilità di un voto numerico ma tornando a noi, in campo lavorativo è meglio definire successo come il dare la cosa giusta alla persona giusta nel modo giusto.

dare la cosa giusta, alla persone giusta nel modo giusto

Ecco fatto! Per questo possiamo imparare molto da una esposizione.

Importanza della ricerca geografica

L’esposizione “Robot The Human Project del Mudec inizia mostrando il percorso storico dai primi automatismi fino ai robot moderni. Nell’ambito di uno studio di un prodotto sarebbe una grave mancanza non poter attingere e prendere spunti dalla storia. Così come sarebbe veramente limitante non essere al corrente dello stato dell’arte attuale e soprattutto di quelle che sono le tendenze future. Se togliessimo solo una delle tre situazioni rischieremmo di saltare qualcosa di importante nella progettazione del prodotto.

Quindi no, caro studente, fare una indagine di mercato o uno studio del prodotto non vuol dire solo leggere tra le prime risposte del motore di ricerca. Ti aspetta un lavoro un po’ più lungo ma enormemente più soddisfacente.

Perché in occidente preferiamo robot diversi nell’aspetto dal genere umano mentre in oriente, Giappone sopratutto, sono più graditi i robot antropomorfi? Se dovessimo disegnare una interfaccia per una app siamo sicuri di aver realizzato un progetto che possa andare bene in tutte le culture di riferimento? Oppure continuiamo a pensare che tutti ragionino come noi? 

Importanza della conoscenza e della cultura del prodotto

Nel tour che abbiamo seguito avevamo una guida. Ogni robot e oggetto esposto aveva un monitor esplicativo. Era quindi necessaria una guida? Sì! Se ne sono accorti tutti gli studenti: conoscere in modo approfondito il tema di un argomento apre gli occhi su molti aspetti che altrimenti sarebbero sfuggiti. Prova se non ci credi, una visita con o senza la guida. Prova anche a realizzare un prodotto digitale con la cultura e la conoscenza del soggetto oppure senza averla. Poi parlami dei risultati.

L’ambiente

Ho chiesto ai ragazzi se avessero percepito l’importanza dell’ambiente rispetto ai contenuti. Sarebbe stato uguale se i robot fossero stati posti in una location squallida? Sarebbe stata la stessa esperienza se i robot fossero stati posti in un posto magari bello ma già conosciuto e utilizzato? No!

Sarebbe stata la stessa cosa se tutti i manufatti fossero stati messi nella stessa stanza nello stesso ordine? No!  L’ordine dava origine a un ritmo molto particolare di scoperta e curiosità e il tutto era predisposto per far vivere al visitatore una esperienza migliore.

Tono e gestione

La guida (nel nostro caso il bravissimo Leonardo Catalano) aveva un tono e un ritmo ben preciso. Ma se invece gli argomenti fossero stati presentati controvoglia? Magari con un ritmo monotono, probabilmente i contenuti sarebbero stati gli stessi ma l’effetto sicuramente no e di conseguenza neanche la voglia di continuare. Anche questo aspetto contribuisce alla creazione di un “ambiente” corretto e propositivo. Perchè quindi molti studenti si preparano su tante cose ma quasi mai su come si presenta un prodotto? O sul tono da usare durante una interrogazione? Risposta: perché a volte le cose ovvie non lo sono poi così tanto.

Conclusioni

Ognuno di noi è un singolo ambiente. Quando ci rapportiamo con gli altri, che sia un cliente o un insegnante ogni nostra interazione contribuisce  alla percezione di noi come “ambiente”, positivo o negativo che sia. Anche se non abbiamo una immagine coordinata in realtà stiamo dando un messaggio sul nostro tipo di “ambiente” che ci portiamo dietro.

Ma sono i microdettagli che creano il nostro ambiente personale, ecco quindi alcuni esempi di come possiamo migliorare l’esperienza scolastica per noi e per i docenti che ci seguono:

  • Interveniamo durante le lezioni?
  • Rispondiamo con un tono di voce adeguato o da “appena sveglio”?
  • Quando mandi una mail vi è una intestazione corretta?
  • I file sono nominati correttamente?
  • Quando prepari il materiale che magari un domani sarà gestito da altri collaboratori, hai creato una struttura ordinata oppure c’è un caos cosmico?

Ok questa parte è giunta al termine, vorrei un tuo parere: scrivimi nei commenti!



La mostra

La mostra esplora la relazione tra l’essere umano e l’essere artificiale, lo fa partendo dai primi manufatti utilizzati ai tempi dei greci fino ad arrivare alle tecnologie più evolute.
L’approccio degli organizzatori è stato fortemente multidisciplinare e parte dalla innata tendenza dell’uomo a voler duplicare se stesso. Sono tre infatti gli aspetti che fanno da pilastro a questa bellissima esposizione: 

Alberto Mazzoni, fisico e bioingegnere, responsabile scientifico del Laboratorio di Neuroingegneria computazionale dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa;

Antonio Marazzi, antropologo, già professore ordinario di Antropologia Culturale e Direttore del corso di perfezionamento in Antropologia Culturale e Sociale presso l’Università di Padova;

Lavinia Galli, storica dell’arte e conservatrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano. 

Il percorso è adato ad adulti, studenti e bambini perché presenta anche sessioni interattive e visuali molto interessanti ma non è una mostra commerciale, va affrontata con il desiderio di avere delle risposte ma con la consapevolezza che probabilmente usciremo con ancora più domande.
Quindi consiglio di visitarla , ah dimenticavo, vi è una parte interessante dedicata alla POP Culture  ovvero i mitici e leggendari robot degli anni ’80 che hanno accompagnato l’infanzia dei “diversamente giovani” come me! Infine troverai il negozio del museo, dove voglio invitarti ad acquistare qualcosa per aiutare questo bellissimo tipo di realtà che è il Mudec.

Le 6 lezioni apprese da una mostra

  1. Esci di casa e frequenta ambienti stimolanti, creativi e sempre diversi;
  2. Quando lavori a un progetto fai ricerche approfondite nel tempo e nello spazio uscendo “dal tuo cortile”;
  3. A scuola impara a curare i dettagli del tuo rapporto con i docenti;
  4. Nel lavoro fai sì che essere un tuo cliente significhi vivere una esperienza;
  5. Qualsiasi cosa fai cura il messaggio e il modo corretto di farlo pervenire al target giusto;
  6. Impara sempre dalle tue esperienze.

Risorse e link utili:

Sito del Mudec: https://www.mudec.it/ita/

Sito della mostra: https://www.mudec.it/ita/robot/

Alla prossima!

Cusano Giacomo