I processi di metamorfosi simbolica e rappresentazione metaforica della identità nella contemporaneità. Un ponte tra il classico analogico e i suoi rappresentanti digitali durante l’onda travolgente delle arti digitali.

Il surrealismo
Cos’è il Surrealismo e perché conta ancora oggi
Il Surrealismo è un movimento artistico e culturale che nasce a Parigi nel 1924, in un’Europa profondamente segnata dalla Prima guerra mondiale.
Gli artisti sentono che la razionalità, fino a quel momento celebrata come valore assoluto, non è più sufficiente a spiegare l’essere umano e con il Manifesto del Surrealismo, scritto da André Breton, prende forma un’idea radicale: l’arte deve andare oltre la realtà visibile per esplorare il sogno, l’inconscio, il desiderio e l’immaginazione.
Il Surrealismo non vuole rappresentare il mondo “com’è”, ma come viene vissuto interiormente, per questo attinge alla psicoanalisi, ai sogni, alle associazioni libere, all’irrazionale.
A differenza dell’astrattismo, però, il Surrealismo mantiene spesso la figura riconoscibile: volti, corpi, oggetti quotidiani infatti ciò che cambia è il modo in cui questi elementi vengono trasformati, accostati, messi in crisi.
Uno degli strumenti fondamentali del Surrealismo è il collage: tagliare e ricomporre immagini provenienti da contesti diversi permette di creare significato attraverso lo shock visivo e l’associazione inaspettata. Artisti come Max Ernst utilizzano il collage per costruire vere e proprie narrazioni dell’inconscio.
Negli anni Trenta il Surrealismo evolve anche in una pittura estremamente raffinata e figurativa ed è con artisti come Salvador Dalí e René Magritte, che il sogno diventa immagine, la metafora diventa identità, la realtà viene trasformata senza essere negata.
Il Surrealismo, però, non è un fenomeno chiuso nel Novecento perché continua a vivere nella fotografia concettuale, nell’illustrazione, nel cinema, nel design e oggi nella digital art ed è proprio nelle arti digitali che il fotomontaggio, il compositing e la doppia esposizione fanno da evoluzione contemporanea del collage surrealista.
Strumenti come Photoshop permettono di fare oggi ciò che i surrealisti facevano con forbici, colla e pittura: raccontare l’invisibile attraverso le immagini.
In questo senso, il Surrealismo non è solo una corrente storica, ma un modo di pensare l’immagine che continua a essere profondamente attuale.
Vi sono diverse sottostagli del surrealismo fortemente presenti nella comunicazione visiva contemporanea, vediamoli.
Metamorfosi uomo–natura / uomo–oggetto
La famosa doppia esposizione
La metamorfosi uomo–natura / uomo–oggetto è uno degli approcci più potenti e riconoscibili del Surrealismo. Non si tratta di una semplice deformazione estetica, ma di una trasformazione simbolica dell’identità.
In questo stile, la figura umana non è più separata dal mondo che la circonda, il corpo si fonde con il paesaggio, il volto diventa oggetto, la materia naturale invade l’essere umano.
Nel Surrealismo classico, questo approccio trova una delle sue espressioni più forti nell’opera di Salvador Dalí. Nei suoi dipinti il corpo umano si dissolve nel paesaggio, si allunga, si trasforma, diventa roccia, sabbia, architettura mentale.
Qui la metamorfosi non è mai casuale: ogni trasformazione è una metafora visiva dello stato psicologico del soggetto.
L’uomo che diventa natura suggerisce un legame profondo con l’inconscio, con il tempo, con la memoria.
L’uomo che diventa oggetto parla invece di ruoli, ossessioni, identità schiacciate o amplificate. Questo stile non elimina la figura umana, ma la porta oltre i suoi confini fisici.
Nella storia dell’arte, la metamorfosi è uno strumento per raccontare ciò che non può essere detto in modo diretto. È una forma di narrazione visiva che sostituisce il ritratto psicologico tradizionale e racchiude il tempo in un istante.
Nel contemporaneo, questo approccio continua a vivere nella fotografia concettuale e nella digital art. Artisti come Dariusz Klimczak riprendono la logica surrealista usando il fotomontaggio e il compositing digitale.
L’idea di fondo resta la stessa: raccontare una persona attraverso ciò che diventa, non solo attraverso ciò che è.
Per questo lo stile uomo–natura / uomo–oggetto è ancora oggi così efficace. Perché trasforma il ritratto in una mappa simbolica dell’identità.
Ritratto simbolico
Raccontare una persona senza mostrarne il volto
Il ritratto simbolico è uno degli approcci più concettuali e potenti del Surrealismo. In questo stile, l’identità di una persona non viene raccontata attraverso i tratti somatici, ma tramite simboli, oggetti e metafore visive.
Il volto può essere nascosto, sostituito, cancellato o trasformato e ciò che conta non è l’aspetto esteriore, ma ciò che quella persona rappresenta.
Nel Surrealismo storico, questo approccio nasce dall’idea che l’identità non sia immediatamente visibile perché l’essere umano è più complesso di ciò che appare, e il volto diventa solo uno dei tanti possibili segni.
Uno dei massimi esponenti del ritratto simbolico è René Magritte. Nei suoi dipinti, i volti vengono spesso coperti da oggetti comuni: mele, tende, nuvole. Per Magritte il messaggio è chiaro: vedere non significa conoscere.
Un altro riferimento fondamentale è Giorgio de Chirico Nelle sue figure metafisiche, l’uomo diventa manichino, architettura, forma astratta e l’identità è sospesa, enigmatica, ridotta a simbolo.
In entrambi i casi, il ritratto smette di essere descrittivo e diventa concettuale perché non racconta “chi sei”, ma “cosa sei” o “cosa rappresenti”.
Nel contemporaneo, il ritratto simbolico trova nuova forza nella digital art rappresentata da artisti come Igor Morski che costruiscono volti sostituiti da paesaggi, oggetti o strutture mentali. Nelle loro opere ogni elemento visivo diventa una metafora precisa del carattere o dello stato psicologico.
Un altro esempio significativo è Mario Nevado. Le sue opere sono costruite come metafore visive, spesso con figure umane immerse in scenari psicologici o concettuali.
Il ritratto simbolico è efficace perché costringe chi guarda a interpretare e non offre risposte immediate, ma apre domande.
Distorsione surreale del volto
Quando l’identità si rompe
La distorsione surreale del volto è uno degli approcci più intensi e destabilizzanti della storia dell’arte moderna. In questo stile, il volto umano non viene idealizzato né abbellito, ma forzato, deformato, messo sotto pressione. L’obiettivo non è provocare per shock visivo, ma rendere visibile una tensione interiore e la distorsione diventa il linguaggio dell’emozione, del conflitto, della fragilità psicologica.
Nel Novecento, uno dei riferimenti fondamentali è Francis Bacon, nei suoi ritratti il volto si contorce, si scioglie, perde stabilità. La figura umana resta riconoscibile, ma è come se fosse osservata attraverso una forza che la comprime.
In Bacon, la distorsione non è decorativa: è il risultato di una lotta tra identità e materia, tra controllo e perdita di controllo. Il volto diventa il luogo in cui l’essere umano mostra la propria vulnerabilità.
Un altro riferimento storico importante è Pablo Picasso, in particolare nei suoi ritratti cubisti, anche se non surrealista in senso stretto, Picasso apre la strada alla scomposizione del volto come strumento espressivo. Il volto non è più unitario, ma frammentato, visto da più punti di vista simultaneamente. Qui la distorsione serve a mostrare che l’identità non è mai semplice né lineare.
Nel contemporaneo, questo approccio trova nuova vita nel digitale.
Artisti come Jean-Yves Lemoigne (Shin) lavorano sulla deformazione emotiva del volto attraverso il compositing e la manipolazione fotografica. Le sue immagini sembrano ritratti psicologici più che anatomici. Un altro esponente significativo è Hakan Strand, noto per ritratti digitali in cui la pelle, la luce e la forma vengono alterate per suggerire stati mentali estremi.
Qui la distorsione è sottile, quasi inquietante, ma sempre controllata. Questo stile è particolarmente efficace quando si vuole raccontare un’identità complessa, fragile o in conflitto.
Ritratto onirico
Quando l’identità prende la forma del sogno
Il ritratto onirico è una delle espressioni più poetiche e silenziose del Surrealismo. In questo stile, la figura umana non viene rappresentata come presenza concreta, ma come apparizione, sospesa tra realtà e immaginazione.
Il termine “onirico” rimanda direttamente al sogno ma non un sogno narrativo o fantastico, ma uno stato mentale: fluido, ambiguo, privo di logica razionale. Alla fine ciò che conta non è il dettaglio anatomico o specifico ma l’atmosfera emotiva.
Uno dei riferimenti storici fondamentali è Leonora Carrington. Nei suoi dipinti, le figure sembrano muoversi in mondi interiori, popolati da simboli, animali e presenze enigmatiche el i ritratto diventa una soglia tra coscienza e inconscio.
Un altro esponente tradizionale è Remedios Varo conosciuto per le sue figure femminili, immerse in spazi irreali e meccanismi simbolici, incarnano perfettamente l’idea di identità come viaggio interiore.
Nel contemporaneo, il ritratto onirico trova nuova forza nella fotografia e nella digital art e un suo riferimento chiave è Brooke Shaden. Nei suoi autoritratti e ritratti, la figura umana appare fragile, sospesa, spesso immersa in ambienti irreali costruiti digitalmente.
Un altro esempio significativo è Kirsty Mitchell che, suoi ritratti ispirati alle fiabe e al mondo naturale, trasformano il soggetto in una creatura di confine tra sogno, mito e realtà.
Qui l’onirico non è inquietante, ma contemplativo e non racconta chi siamo ma come sogniamo di essere.
Interno / esterno
Rendere visibile il mondo interiore
Il modello interno / esterno è uno degli approcci più affascinanti del Surrealismo. Non nasce come tecnica, ma come idea narrativa: mostrare ciò che accade dentro una persona rendendolo visibile fuori dal corpo.
In questo tipo di rappresentazione, l’essere umano non è più solo una figura, ma un contenitore di pensieri, emozioni e memorie. La mente diventa spazio, il pensiero diventa paesaggio, l’identità diventa architettura.
Il Surrealismo introduce questa visione partendo da un presupposto radicale: la realtà più importante non è quella esterna, ma quella psichica.
Per questo motivo, l’interno non viene raccontato con parole, ma con immagini: teste che si aprono, volti che diventano finestre, corpi attraversati da paesaggi non sono provocazioni estetiche, ma metafore visive dell’interiorità.
Un precursore fondamentale di questo approccio è Giorgio de Chirico. Le sue piazze metafisiche non descrivono luoghi reali, ma spazi mentali, sospesi e silenziosi, che anticipano l’idea di paesaggio interiore.
Nel Surrealismo maturo, artisti come Salvador Dalí trasformano apertamente la mente in scena visiva. L’interno dell’essere umano si riversa all’esterno sotto forma di deserti, oggetti fluttuanti, architetture impossibili. In questo modello, il ritratto non serve più a dire “chi è” una persona. Ma serve a mostrare cosa abita dentro di lei, qui Interno ed esterno non sono opposti, ma comunicanti.
Note su questo post
Guardate questo è uno dei post peggiori che abbia mai scritto, doveva essere inizialmente un aiuto per i miei studenti aia uali faccio fare come esercizio la rappresentazione metaforica della persona, (ok può sembrare complesso ma è una figata). Allora volevo fornire un aiuto maggiore creando una dispensa con alcuni esempi di surrealismo. E niente, ho incominciato con poco poi mi sono esaltato, mi sono fatto aiutare dalle AI e mi sono venuti molti spunti in più. Quindi questo post è brutto e incompleto, vorrei parlarne molto di più ma forse morirebbero tutti di noia. Quindi per ora lo pubblico così, abbiate pazienza e, mi raccomando, non leggetelo tutto 😉



